Il Primo Passo per il Risveglio

Decidere di “risvegliarsi” è la cosa più bella ed entusiasmante che ci possa capitare in tutta la vita.

Presa la decisione però, veniamo assaliti da qualcosa che ci blocca.

Ci sono diverse cose che ci frenano dall’iniziare un percorso di “risveglio”.

Molte sono davvero toste: panico, angoscia, senso di colpa, rabbia, disperazione.

Altre sono decisamente più leggere: affetti e persone che non ci capirebbero, giudizio, vergogna, incapacità nell’iniziare, nel non sapere come fare, nel non avere una guida.

Altre ancora riguardano quello stato che generalmente chiamiamo “pigrizia”, oppure difese, resistenze, alibi, scuse.


Poi ce n’è una che ritengo tipica esclusivamente della cultura italiana, la più tremenda, la più vincolante, la più difficile da superare: la mamma!

Freud addrizzerebbe le orecchie a questo punto del discorso, ma ti prego Sigmund, lasciami dire…

Sto visualizzando un telefilm americano, uno a caso, uno di quelli incentrati su un protagonista (spesso una protagonista) che, all’improvviso, dopo un momento di grande crisi interiore e travaglio, parte per un lungo viaggio (spesso reale, a volte metaforico).

Ebbene, consideriamo il primo caso: il protagonista decide di lasciare il lavoro così, seduta stante, su due piedi; lascia la famiglia, la/il fidanzato, a volte anche il cane e la propria città per trasferirsi da tutt’altra parte (e in America “tutt’altra parte” può essere anche a 10.000 km di distanza).

Ecco come si svolgerebbe più o meno la scena se dovessi scriverne la sceneggiatura:

Interno notte:

Lei sdraiata a letto con le braccia incrociate sotto la testa e lo sguardo che fissa il soffitto. In sottofondo una musica d’effetto. Panoramica sulla camera da letto, sulla foto del fidanzato, della famiglia, del cane, e su un biglietto d’aereo per il giorno seguente con destinazione sola andata per una città sull’altra costa. Flashback della protagonista alla mattinata, quando con fare deciso ha detto (o meglio, ha comunicato) al suo capo, che se ne andava (perchè lei vale molto di più, perchè è arrivato il momento di dare una svolta alla sua vita etc etc). Si intuisce che al fidanzato non sarà riservato nemmeno questo discorsetto dalla lettera appoggiata sul comodino di lui, nella quale probabilmente lei ripeterà che se ne va (perchè vale molto di più, perchè è arrivato il suo momento etc etc). Verserà una lacrimuccia probabilmente solo guardando la cuccia del cane accanto al letto. Poi con un sorriso sulle labbra si addormenta.

Esterno giorno: 

l’aereo parte sulle note di “Let the river run” e via, verso nuove avventure.

Bene, avete notato cosa c’è di strano, di anomalo, di decisamente “non italiano”? Si, giusto, la mamma. Dov’è la mamma della protagonista in tutto ciò? Dov’è la protagonista tremolante che prova ad annunciare ai genitori che se ne va. Non c’è, semplicemente non c’è, perchè nel resto del mondo la propria vita è appunto, per definizione, propria.

Stessa scena girata in Italia.

Interno giorno:

Lei, seduta al tavolo della cucina assieme alla mamma, al babbo, alla sorella.

Mamma, papà, voglio andare a vivere in America con la mia migliore amica! Ho finito la scuola dell’obbligo e sono impaziente di scoprire il mondo, mettermi alla prova, guadagnarmi da vivere e crescere”.

Mamma: “Ma che dici? E il diploma? E la laurea? E il master? E la specializzazione? E il dottorato? (E il Nobel? Aggiungerebbe una voce fuori campo…). Lo sai che non si va da nessuna parte senza un pezzo di carta!”.

Papà ”Mamma ha ragione. Facciamo così, finisci il liceo, fai l’università e poi ne riparliamo”.

Lei: “Ma papà, mancano almeno 10 anni a quel momento!”.

Papà: “E beh, almeno avrai le idee chiare”.

La scena finisce, così come il film, e così pure i sogni di quella tredicenne (che per amor della sincerità ero io).

Fateci caso, in America (parlo di America non per prenderla ad esempio, ma per citare uno stereotipo cinematografico) i protagonisti dei film fanno scelte rivoluzionarie su due piedi e subito dopo le hanno già messe in atto.

Ve la immaginate Jodie Foster mentre varca la soglia dello psicopatico Buffalo Bill che viene interrotta dal trillo del cellulare? Lei risponde pensando che sia il capo dell’FBI e invece è la mamma che le dice di non fare tardi a cena.

Oppure Will Smith che prima di imbarcarsi sull’astronave per combattere gli alieni lo deve comunicare con trepidazione alla mamma che gli darà o meno il permesso?

Un essere umano ha il diritto di fare scelte autonome in qualunque momento della propria vita.

I momenti di pura intenzione ci capitano spesso, vero?

Dite la verità, quante volte avete detto a voi stessi: “Adesso basta! Domani me ne vado da tutto a cercare me stesso e non tornerò finchè non mi sarò trovato!”.

E in quel momento sapevate che era la scelta giusta: niente università, non fa per me, niente di niente di quel lavoro che mi mortifica, basta quella relazione che mi spegne, non voglio più stare in questa città perchè amo la montagna e desidero respirare aria pura!

E siate altrettanto sinceri; quale immagine avete visualizzato subito dopo?

Quale voce avete sentito? Quale divieto interiore (non reale) vi siete imposti?

Non dovete spiegare nulla a nessuno, se non a voi stessi. Non dovete chiedere il permesso, non dovete temere di ferire la sensibilità di qualcuno se volete partire per un altro continente.

Certo, non è facile, ma nemmeno impossibile no? Siete disposti a trasferirvi all’altro capo del mondo a tentare fortuna come scrittori (ebbene si, sono sempre io qui), e non avete il coraggio di comunicarlo a mammà.?

Questo è il primo passo.

Qualunque sia la nostra “resistenza”, è possibile superarla; anzi per la verità è possibile utilizzarla.

Si perchè scopriamo, nel nostro viaggio interiore, che i nostri punti deboli diventano proprio la forza travolgente che ci spinge.

Auguratevi solo una cosa per rendere tutto ancora più bello: di avere accanto una persona che ha la vostra stessa visione, perchè con lei sarà tutto più facile, più grande.

Partirete in due, fisicamente o metaforicamente, e come diceva qualcuno a quel punto i problemi diventeranno la metà ma le gioe il doppio.

Buon viaggio

 

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